Perché nei contest di Catania da Mangiare non votano gli esperti
Ogni volta che organizziamo un contest succede sempre la stessa cosa.
Prima ancora che inizino gli assaggi, arriva puntuale qualcuno che scrive: “Ma come? A giudicare non ci sono esperti?”
E ogni volta sorrido.
Perché la risposta è semplice.
No.
Non ci sono critici gastronomici.
Non ci sono chef stellati.
Non ci sono sommelier, tecnologi alimentari o professori del gusto.
Ci sono persone comuni.
Ed è esattamente quello che volevamo.
Ma allora chi decide davvero cosa è buono?
È una domanda che mi faccio spesso.
Perché se ci pensate, chi stabilisce davvero che una pizza sia migliore di un’altra? O che una granita meriti un 10 invece di un 9?
Anche nelle competizioni internazionali, dove a giudicare ci sono professionisti con decenni di esperienza, capita continuamente di vedere voti completamente diversi sullo stesso piatto.
Uno gli dà 98.
L’altro 84.
L’altro ancora 91.
Significa che qualcuno di loro non capisce niente?
Ovviamente no.
Significa semplicemente che il gusto, per fortuna, non è una formula matematica.
Il gusto non nasce sulla lingua
Nasce molto prima.
Nasce da quello che mangiavamo da bambini.
Dalla famiglia.
Dal quartiere.
Dalla città in cui siamo cresciuti.
Perfino dai ricordi.
Magari una granita ti emoziona perché ti ricorda tuo nonno.
Un arancino ti sembra eccezionale perché assomiglia a quello che mangiavi uscendo da scuola.
Il nostro palato è molto più legato alla memoria di quanto immaginiamo.
Facciamo un esempio
Pensiamo alla cucina asiatica.
Ci sono sapori che per molti di noi sembrano quasi impossibili da mangiare.
Eppure rappresentano la normalità per miliardi di persone.
Allo stesso modo, tantissimi asiatici trovano la nostra cucina molto meno straordinaria di quanto pensiamo.
Chi ha ragione?
Probabilmente nessuno.
O forse tutti.
Però una cosa succede quasi sempre
Quando un prodotto è davvero eccezionale… riesce a mettere d’accordo quasi tutti.
E quando è davvero mediocre… succede esattamente la stessa cosa.
È tutta quella zona “nel mezzo” che cambia da persona a persona.
Ed è proprio lì che entra in gioco la soggettività.
Perché abbiamo scelto il voto popolare
La filosofia di Catania da Mangiare è sempre stata la stessa.
Raccontare la città attraverso gli occhi di chi la vive.
Per questo motivo i nostri contest non vogliono dire quale sia il miglior gelato del mondo.
Sarebbe impossibile.
Vogliono raccontare quali sono i locali che riescono a conquistare il maggior numero di consumatori catanesi.
Perché quei consumatori sono gli stessi che ogni giorno decidono:
- dove fare colazione;
- dove andare il sabato sera;
- quale locale consigliare agli amici;
- dove tornare la settimana dopo.
Sono loro che fanno crescere un’attività.
Ogni singolo giorno.
E forse è proprio questo il valore dei contest.
Sempre più persone ci scrivono:
“Sono andato lì perché era arrivato in finale.” Oppure: “Ho scoperto quel posto grazie al vostro contest.”
Ed è probabilmente questo il risultato più bello.
Perché non stiamo costruendo classifiche.
Stiamo costruendo una guida scritta direttamente dai catanesi.
In conclusione
Gli esperti continueranno ad avere un ruolo importantissimo.
Ma anche il consumatore ha il diritto di far sentire la propria voce.
Perché alla fine, nel bene e nel male, il destino di un locale non lo decide una giuria che assaggia una volta l’anno.
Lo decidono i clienti.
Quelli che entrano, ordinano, pagano… e scelgono se tornare.